Le pressioni di Washington si abbattono sulla flemma dell’Ue
I mercati non si fidano più della politica, gli investitori non si fidano più dei debiti sovrani degli stati, e le banche non si fidano più delle banche. Per questo, dopo l’iniezione monetaria straordinaria di giovedì da parte di cinque Banche centrali, all’Ecofin informale di Wroclaw (Polonia) ieri doveva arrivare un’inusuale iniezione di fiducia da parte del segretario al Tesoro americano. Ma Timothy Geithner è stato costretto a strigliare gli europei: “E’ molto dannoso vedere non solo le divisioni nel dibattito sulla strategia in Europa, ma il continuo conflitto tra i paesi e la Banca centrale europea”.
9 AGO 20

Geithner ha chiesto invano di rafforzare le capacità del Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf), perché 440 miliardi non bastano a salvare grandi paesi come Spagna e Italia. “Noi non discutiamo dell’aumento della capacità dell’Efsf con un non membro dell’Eurozona”, ha risposto il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Un “no” è arrivato anche su un’azione concertata sulla crescita: Juncker non vede “alcun margine di manovra nella zona euro che ci permetterebbe di lanciare un nuovo stimolo”. I nuovi poteri dell’Efsf – comprare bond nei mercati secondari e ricapitalizzare le banche – rimangono ostaggio delle ratifiche dei Parlamenti nazionali. Il versamento alla Grecia della sesta tranche di aiuti del primo bailout (8 miliardi di euro) è stato rinviato a metà ottobre. Ma anche nei confronti di Atene la fiducia scarseggia: la direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, dice che Atene ha implementato solo “in parte” le riforme strutturali e il rientro del deficit promessi.
La Finlandia non è più sola nell’esigere garanzie dal governo greco in cambio del via libera al secondo bailout, annunciato il 21 luglio: Austria, Olanda, Slovacchia e Slovenia chiedono collaterali per tutti. La ministra delle Finanze austriaca, Maria Fekter, è tornata a speculare su un defualt, evocando “alternative”, se si rivelasse troppo costoso salvare la Grecia. Anche la fiducia politica tra partner europei è ai minimi. Il giudizio positivo dell’Ecofin sulla manovra italiana potrebbe essere vanificato dal paventato declassamento del rating italiano da parte di Moody’s. Ma la decisione dell’agenzia di rating sarebbe stata prorogata alla settimana prossima, quando Moody’s riceverà dal Tesoro le previsioni aggiornate sul quadro macroeconomico e di finanza pubblica.
In Spagna, gli obiettivi di deficit sono a rischio, perché il debito delle regioni autonome è balzato del 24 per cento in un anno. In questo contesto, non c’è fiducia sufficiente nemmeno per gli Eurobond. “La condizione necessaria per l’introduzione è un ulteriore rafforzamento della governance economica”, ha detto ieri Rehn. “Altrimenti gli Eurobond si trasformerebbero in bond spazzatura”.